Attenzione al mondo della sofferenza


FORMAZIONE AL MINISTERO E ATTENZIONE AL MONDO DELLA SOFFERENZA

… PER ULTERIORI COMPETENZE

Dal 17 al 22 Novembre 2019 si è svolto ad Assisi un corso di formazione di base per Cappellani d’ospedale di prima nomina e loro collaboratori, organizzato dall’Ufficio Nazionale di Pastorale della Salute della CEI intitolato: “Ero malato e mi avete visitato. La cura pastorale del malato”. Cinque intensi giorni di lavoro sui temi del servizio ai malati ed agli operatori sanitari che ha visto il susseguirsi di ben ventitré relatori tra cappellani con diversi anni di esperienza, medici, responsabili della pastorale della salute di alcune diocesi ed altre figure professionali nell’orbita della sanità pubblica e cattolica. Lavori guidati dal direttore nazionale dell’ufficio CEI don Massimo Angelelli coi suoi collaboratori. Presenti per la Sardegna oltre al responsabile regionale della Pastorale della Salute don Giorgio Lisci, il seminarista della diocesi di Ales-Terralba Mario Meloni e alcuni operatori pastorali della medesima diocesi. Numerosi i temi trattati, dalle “tecniche” di accompagnamento dei malati, al ruolo del cappellano ospedaliero che non è più soltanto il dispensatore di sacramenti in corsia ma un importante tessera nel mosaico della equipe sanitaria. A questo riguardo non sono mancate numerose testimonianze sul lavoro a stretto contatto tra cappellano, medici e infermieri per una assistenza a trecentosessanta gradi della persona ricoverata, con il focus importante dell’accompagnamento psico-pastorale messo in atto in modo proprio dai cappellani. Ruolo dei cappellani che va modificandosi nel senso appena descritto ma che in molte realtà ancora fa fatica ad emergere per i più svariati motivi tra cui la stessa figura del sacerdote messa in discussione dal modo odierno di pensare gli atti medici spesso orientati alla sola cura delle patologie di uno o più organi dimenticandosi che quegli stessi organi fanno parte di un tutto, una persona che vive, soffre e spera. Altro argomento importante è il passaggio dalla vecchia visione di “pastorale sanitaria” alla nuova “pastorale della salute”. Si passa cioè dall’idea di pastorale confinata ai luoghi di cura (Ospedali, Hospice, RSA) alla pastorale nel territorio, ovunque è presente un malato, prendendo spunto dallo stile del buon Samaritano che si prende cura di chi incontra e superandolo con l’andare a cercare la persona sola e sofferente in uno stretto accordo con le parrocchie. Non sono mancati i richiami ai problemi bioetici e di organizzazione sanitaria e più volte è riecheggiata la domanda sui seminari: sanno oggi i seminari preparare i futuri sacerdoti all’incontro col mondo della sofferenza? Certamente il Pontificio Seminario Regionale della Sardegna, in accordo coi Vescovi, non solo è attento ma aiuta attivamente alla formazione specifica. Riassumendo, cinque giorni di formazione nella terra di Francesco e Chiara d’Assisi che si possono ricapitolare con un invito rivolto ai partecipanti al corso, in particolare ai presbiteri presenti e a chi lo diventerà, fatto da un medico oncologo-pediatra: siate costruttori di senso e ri-attivatori di speranza. Credo che questo sia l’augurio più bello e la meta di ogni presbitero che con passione dedica la sua vita a Cristo nel servizio dei fratelli e delle sorelle malati.

Mario Meloni, sem.