Comunità propedeutica


Ambu Davide

Arcidiocesi di Cagliari

Congiu Damiano

Arcidiocesi di Cagliari

Corona Marco

Diocesi di Ales-Terralba

Loi Michel

Arcidiocesi di Cagliari

Mulliri Samuele

Arcidiocesi di Cagliari

Perra Antonio

Arcidiocesi di Cagliari

Scanu Andrea

Diocesi di Ales-Terralba

La comunità propedeutica: necessità, obiettivi, configurazione, aspetti fondamentali del progetto educativo.

Necessità e obiettivi della comunità propedeutica

La preparazione di base richiesta dal progetto educativo del seminario maggiore, la tendenza nei giovani a differire nel tempo le scelte esistenziali, la diversità, la complessità e la frammentazione degli odierni contesti di vita rendono normalmente necessario, per i giovani che non provengono dal seminario minore, uno specifico itinerario di introduzione al seminario maggiore. Per proporre, garantire e accompagnare tale itinerario, si raccomanda che ogni diocesi, gruppo di diocesi o regione istituisca una comunità propedeutica residenziale. Se ciò non fosse possibile a motivo dello scarso numero di vocazioni, non si manchi di attivare percorsi propedeutici personalizzati per i singoli, che potranno risiedere sia in seminario sia in una parrocchia. Di norma, non si ammetta al seminario maggiore chi, non provenendo dal seminario minore, non abbia compiuto almeno un anno propedeutico residenziale.

Gli obiettivi della comunità propedeutica sono:
– aiutare i giovani orientati al seminario a immergersi profondamente
nel mistero di Cristo e ad assimilare gli elementi essenziali della vita spirituale;
– attivare un iniziale discernimento vocazionale, che verifichi la rettitudine delle intenzioni, la fondatezza delle motivazioni e la consistenza della personalità;
– consolidare le condizioni di maturità umana necessarie per abbracciare consapevolmente una formazione di spiccata impronta oblativa, capace di autotrascendenza e di relazioni umane costruttive;
– presentare in modo esauriente la figura del presbitero, secondo l’attuale sensibilità ecclesiale;
– completare la conoscenza dei principali dati della fede e della vita della Chiesa;
– acquisire la base culturale sufficiente per affrontare lo studio teologico.

Configurazione della comunità

La configurazione della comunità propedeutica è ancora in fase di sperimentazione. Tuttavia, le esperienze realizzate in molte diocesi permettono di indicare alcune caratteristiche essenziali che ne precisano l’identità.
La comunità propedeutica:
– è collegata, ma distinta dalla comunità del seminario maggiore; per questo è preferibile, se possibile, che abbia una sede autonoma; in ogni caso deve essere garantita una specifica dinamica formativa;
– è principalmente finalizzata a verificare i segni oggettivi di un effettivo orientamento al presbiterato;
– tiene conto, per la sua modellazione concreta, «dell’estensione degli adempimenti propedeutici, degli obblighi scolastici o civili dei giovani che intraprendono il cammino, dell’opportunità che si attui subito o si rimandi il distacco da eventuali impegni di lavoro o da responsabilità familiari»;
– è inserita nella vita della Chiesa particolare, partecipando alle esperienze ecclesiali più rilevanti e proponendosi quale luogo significativo di ricerca vocazionale;
– coinvolge in modo adeguato le famiglie e le parrocchie di origine dei giovani.
La durata dell’esperienza propedeutica può variare da situazione a situazione. «L’introduzione, comunque, di un anno propedeutico rappresenta un riferimento interessante e una prima scelta “esemplare” a fronte di esigenze tanto complesse».

Aspetti fondamentali del progetto educativo

Il progetto educativo di una comunità propedeutica è per sua natura molto flessibile, in quanto dipende dalle esigenze reali dei giovani che chiedono di farne parte, dalla loro storia, dalle loro esperienze spirituali ed ecclesiali, dagli studi compiuti. Tuttavia, esso non può essere vago e improvvisato; alcuni aspetti fondamentali devono essere garantiti e coordinati, pur se adattati di anno in anno alla diversa composizione della comunità. Essi sono:
– l’esperienza dello stare con il Signore: il giovane deve fare un’esperienza spirituale incisiva, per poter dire alla fine: “Sì, dedicherò tutta la mia vita al Signore”. Considerato da questa prospettiva, il periodo propedeutico si caratterizzerà per l’attenzione al silenzio e al raccoglimento; per l’iniziazione alla preghiera personale e liturgica, alla lectio divina, all’Eucaristia quotidiana e alla pratica costante del sacramento della Riconciliazione; per un’accurata direzione spirituale finalizzata al discernimento vocazionale;
– un impegno assiduo nella conoscenza di sé e nella maturazione umana: si tratta di favorire la conoscenza e la verifica degli aspetti fondamentali della personalità, evidenziandone le risorse e le eventuali fragilità. A tal fine, è raccomandato, nel rispetto della libertà di ciascuno, il ricorso all’apporto della valutazione psicodiagnostica e, quando è opportuno, pure all’accompagnamento psicologico;
– l’integrazione della formazione culturale di base e la preparazione immediata agli studi teologici. Come formazione di base, è bene prevedere un percorso catechistico sui temi fondamentali della fede, alcune proposte letterarie, la presentazione di alcuni libri della Sacra Scrittura, anche in sintonia con l’anno liturgico. Come preparazione alla teologia, è necessario che chi non ha studiato la storia della filosofia, il latino e il greco nel secondo ciclo scolastico possa acquisirne le conoscenze di base; è pure conveniente offrire a tutti la possibilità di approfondire lo studio di una lingua straniera;
– un certo coinvolgimento in esperienze di carità. Mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie energie a chi è nel bisogno è una verifica importante che manifesta la profondità dell’orientamento oblativo della propria vita;
– il contesto della vita in comune, come preparazione all’esperienza del seminario maggiore e poi alla condivisione nel presbiterio diocesano. Essa si esprime nell’organizzazione delle giornate, dei servizi e della liturgia, nell’accoglienza reciproca, nello scambio spirituale. L’esperienza del piccolo gruppo, che generalmente è data durante questo tempo previo al seminario maggiore, è ricca di risorse che è necessario riconoscere e valorizzare;
– la possibilità di significative relazioni ecclesiali: è bene che ai giovani sia offerta l’opportunità di un adeguato inserimento settimanale (possibilmente il sabato e la domenica) presso la parrocchia di origine o un’altra idonea; così pure è utile che essi partecipino alle iniziative diocesane più significative (specialmente quelle indirizzate ai giovani), per maturare un più forte senso di appartenenza ecclesiale.

(Da La formazione dei presbiteri nella chiesa italiana in Notiziario della Conferenza Episcopale Italiana, n.10, 15 novembre 2006, §§ 47, 48, 50)