La caratteristica del nostro Seminario è data dalla regionalità: la ricchezza delle diverse esperienze vissute, la fede e la fecondità delle nostre comunità di origine, fanno del Seminario Regionale un bel mosaico, dove immagini e colori definiscono la ricchezza di un popolo che ha una storia e una tradizione radicata negli albori della Chiesa nascente, e costellata dal profumo dei tanti santi martiri, che hanno dato la vita per il Vangelo e per l’edificazione del Regno di Dio.
Il rettore
don Riccardo Pinna

Novità dalla Comunità del PSRS

Marzo 17, 2026Nei giorni dal 6 all’8 marzo la comunità del Seminario Regionale, insieme ai giovani della Propedeutica, ha vissuto alcuni giorni di fraternità e di conoscenza del territorio della nostra Regione. Il viaggio comunitario si inserisce nel percorso di scoperta delle diocesi sarde avviato negli ultimi anni. Nonostante il tempo poco favorevole, il gruppo si è messo in cammino verso il sito archeologico di Santa Cristina, in agro di Paulilatino. Qui è stato possibile visitare il santuario nuragico, legato al culto delle acque, accanto al novenario cristiano con la chiesa di origine medievale e i caratteristici muristenes, segno di una continuità di fede e devozione nel tempo. Successivamente la visita è proseguita presso il nuraghe Losa di Abbasanta, significativo esempio di architettura nuragica ben conservata. Proseguendo il cammino, la comunità ha raggiunto il borgo di Zuri, dove è stata visitata la chiesa di San Pietro, edificio romanico-gotico traslato pietra per pietra dall’alveo dell’attuale bacino dell’Omodeo dopo la realizzazione dell’invaso attuale. Attraversando il territorio del Guilcier e del Barigadu, il gruppo ha raggiunto Sorradile, visitando la chiesa di San Sebastiano. L’incontro con il parroco, don Antonello Cattide, ha offerto uno sguardo concreto sulla vita pastorale nelle comunità locali e sulle sfide del ministero in contesti sempre più ampi e articolati. Il giorno seguente, dopo aver celebrato l’Eucaristia, la comunità si è recata a Cabras, visitando il museo archeologico con le statue di Mont’e Prama e il sito di Tharros, antica città affacciata sul Mediterraneo. Nel pomeriggio si è raggiunta Oristano, dove sono stati visitati la Cattedrale e il Museo diocesano, accompagnati dal parroco e dai suoi collaboratori. Particolarmente significativo è stato l’incontro con le monache di clausura delle Servidoras, Serve del Signore e della Vergine di Matarà. La loro testimonianza di vita contemplativa e di preghiera, con una speciale attenzione per i sacerdoti, ha rappresentato un momento di grande valore per tutta la comunità. Sulla via del rientro, la sosta a Santa Giusta ha permesso di visitare la basilica romanica, esempio significativo di architettura medievale in Sardegna, e di approfondirne alcuni aspetti storici e artistici grazie alla guida di Stefano Mele, docente di Bioetica e studioso. Una cappella laterale ospita due opere di Salvatore Garau: una grande tela tratta dalla serie “Pala d’altare per questo e altri pianeti” del 2018 e un’opera immateriale del 2023 dal titolo “Volto di Dio”, inserita nel percorso artistico sviluppato dall’autore negli ultimi anni. Sono stati giorni intensi e ricchi di incontri, che hanno offerto l’opportunità di conoscere più da vicino la realtà ecclesiale del territorio e di riflettere sulle sfide e le risorse delle comunità locali. Un’esperienza che ha contribuito a sostenere il cammino formativo, aiutando a maturare uno sguardo più attento e partecipe sulla vita della Chiesa in Sardegna.   di Sem. Nicola Norio e Gruppo Cultura e Comunicazione. [...]
Marzo 14, 2026Karibuni Tanzania! - Benvenuti in Tanzania. È il saluto cordiale che abbiamo spesso ricevuto, sia a livello personale che comunitario, durante il viaggio in quella terra africana. Non un viaggio turistico ma doveroso da parte del Direttore del Centro Missionario Diocesano di Cagliari, padre Gian Paolo Uras, e del sottoscritto per visitare i nostri missionari e per renderci conto in quale realtà, alcuni giovani del Seminario regionale, trascorreranno tre mesi. Prima tappa a Mbeya dove, da circa quattro anni, lavora Giada Melis, appartenente all’Ordo Virginum. Il suo impegno maggiore è dare assistenza a bambini portatori di handicap e recuperare i bambini di strada che lasciano, per svariati motivi, le loro famiglie e si avventurano per le strade della città, sopravvivendo di espedienti. A Pawaga, piccolo centro nella savana, abbiamo trascorso alcuni giorni con don Carlo Rotondo, prete Fidei Donum di Cagliari, che offre il suo dinamico ed effervescente servizio pastorale dopo aver trascorso dieci anni in Kenya. Una testimonianza straordinaria con un sacerdote kenyano padre Luka Nyachio Oeri, della Comunità della Consolata. È in questa missione che i Vescovi della Sardegna e l’Equipe del Seminario Regionale hanno inviato quattro seminaristi: Mario della diocesi di Ozieri, Alberto, Michele e Giacomo della diocesi di Cagliari. Durante il terzo anno seminaristico hanno interrotto lo studio nella Facoltà Teologica per vivere un’esperienza pastorale, caritativa e missionaria. Io e padre Gian Paolo siamo partiti cinque giorni prima del loro arrivo: li abbiamo attesi, accolti e affidati nelle mani di don Carlo e padre Luka. Dopo qualche disagio iniziale, in loro hanno avuto il sopravvento l’entusiasmo e il coraggio giovanile. Per avere un’idea più chiara della vita missionaria ho rivolto alcune domande a don Carlo.   Dopo 10 anni trascorsi in Kenya, hai chiesto al vescovo di poter lavorare in Tanzania. Quali motivazioni ti hanno spinto? Riconosco candidamente che al rientro dal Kenya nel 2024, ho contratto un bene incurabile: il mal d’Africa. Una malattia che non è semplicemente nostalgia d’ambiente e di luoghi ma una dimensione interiore particolare. E devo confessare che non ho fatto nulla per guarire ma ho lasciato che il male si propagasse a tutte le mie dimensioni di vita. Il mal d’Africa è un modo di essere e di vivere; è qualcosa che sei e non hai e possiedi. E se, a tutto questo, aggiungi la fede e vedere Dio in ogni fibra del tuo essere, in ogni relazione interpersonale e in ogni spinta emotiva, allora capisci… che soltanto ritornando in Africa dagli africani ti senti a casa. Ho chiesto a Dio che fosse Lui a dettare i tempi e i modi affinché questo ritorno non fosse un capriccio bensì una missione! Nell’intervallo tra l’una e l’altra nazione, hai trascorso alcuni anni in Sardegna svolgendo diverse attività pastorali. Quali differenze noti tra la Chiesa sarda e la Tanzaniana? La Chiesa è una, in Sardegna e in Tanzania. Più che un confronto c’è bisogno di una comunione e collaborazione. La Chiesa sarda può ancora donare aiuti materiali e strutturali ma la Chiesa tanzaniana può dare alla Chiesa sarda qualcosa di straordinariamente prezioso e strategico: la passione per Dio e per la vita! Dio e Vita in Africa sono sinonimi. Lo respiro tutti i giorni in ogni evento e in ogni relazione interpersonale. Nel mondo occidentale e progredito abbiamo permesso di eliminare Dio dalla vita e questo ha spento la luce. In Africa c’è un proverbio bellissimo che dice: Dove c’è amore non scende mai la notte! Ecco cosa c’è in Africa: la luce! Vivi con un sacerdote africano che guida la parrocchia e tu sei collaboratore. Quale arricchimento culturale e spirituale ricevete reciprocamente? Credo che il vivere con un sacerdote locale africano ed essere lui il parroco e io il suo vice sia una medaglia di cui volentieri mi onoro. Una sfida meravigliosa, stravinta. Il modo migliore per arricchirci reciprocamente. Non ho mai fatto pesare la mia posizione di vantaggio nemmeno dal punto di vista economico. Semplicemente con-divido ciò che sono, ciò che possiedo e ciò che penso. La gente se n’è accorta e questo vale più di mille prediche! Ho molto da imparare stando con lui e questo mi rende migliore perché ciò che sono vale infinitamente di più di ciò che possiedo. Sarebbe un onore immenso avere in me un cuore nero! Vivere con lui mi permette di poterlo avere. Seguendo la proposta dei vescovi e dell’equipe del Seminario di far interrompere ai seminaristi il corso accademico, tu ne accoglierai quattro per vivere un’esperienza in missione ad gentes per tre mesi. È un compito impegnativo. Come lo proporrai? Ho un unico obiettivo che è frutto di condivisione e non di studio: far capire ai seminaristi che Missione non è un incarico o un servizio particolare per pochi eletti o, nel mio caso, per pochi malati di mal d’Africa. Missione è uno stile, un modo di essere e di vivere il sacerdozio. Per questo spero tantissimo che la dimensione missionaria diventi il bagaglio interiore che si riporteranno in Italia. Non mi preoccuperò perciò di fare tante cose ma cercherò di offrire loro l’opportunità affinché l’Africa con tutte le sue sfaccettature esistenziali entri nel loro cuore, scorra nelle loro vene e trabocchi nelle loro scelte e si riassumi nel più alto gesto che l’Africa potrà insegnare: sorridere! Perché il sorriso è la più bella predica di un prete!   di Mons. Mario Cuscusa (dal numero 9/2026 de L'Arborense) [...]
Marzo 10, 2026Nei giorni 6 e 7 marzo, la Comunità del PSRS, accolta nella struttura delle Figlie di San Giuseppe presso il lungomare di Torre Grande, unitamente ai ragazzi dell’esperienza propedeutica, ha vissuto il Ritiro di Quaresima. A guidare le meditazioni è stato Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Mauro Maria Morfino, Vescovo di Alghero-Bosa, che ha accompagnato la comunità con profonde proposte sul tema: «Il discepolo nell’itinerario della Passione di Gesù». Il percorso si inserisce in continuità con il cammino sul discepolato nel Vangelo secondo Marco, già affrontato durante gli Esercizi spirituali e il Ritiro d’Avvento, nonché con il tema formativo annuale incentrato sul discepolo. Il cammino proposto ha messo in luce come il discepolo trovi la sua forma più piena nella figliolanza, che si rivela e si compie nel mistero della Croce. È proprio nella Croce, infatti, che si manifesta la vera identità di Cristo Figlio e, allo stesso tempo, il modello di ogni autentico discepolato. La Croce appare così come il luogo nel quale si manifesta la vera potenza di Cristo: non una potenza che si impone, ma una ἐξουσία - exousía - che si dona. Gesù offre liberamente tutto se stesso, la propria vita: «[…] quia ipse voluit» (cfr. Is 53,7). Questa ἐξουσία, l’autorità stessa, la potenza di Dio ricevuta dal Padre, si rivela e compie pienamente come amore filiale totale, con cui Cristo, «avendo amato i suoi […] li amò sino alla fine» (Gv 13,1). I diversi personaggi degli eventi della Passione, alla luce di Cristo vero uomo e rivelatore dell’uomo a sé stesso, diventano per ogni discepolo specchio e occasione di verifica, capaci di rivelare dinamiche presenti anche nel cuore umano: indifferenza, paura, obbedienza cieca, segni di distanza dall’atteggiamento del vero discepolo, che è Cristo che si dona. Nel dono totale di sé, Cristo consegna la sua vita nelle mani del Padre e rivela il volto di un Dio che, imparata l’obbedienza, ama servendo.   di Sem. Ivan Loi e Gruppo Cultura e Comunicazione. [...]
Marzo 10, 2026Prof. Tito Aresu. Accogliendo dalla Conferenza Episcopale Sarda la nomina del nuovo economo, la comunità del Pontificio Seminario Regionale Sardo ringrazia sentitamente il prof. Tito Aresu per il generoso servizio offerto in questi quasi trent’anni con dedizione e professionalità. Allo stesso tempo formula i migliori auguri al nuovo economo, il diacono dott. Alberto Giua Marassi. di Segreteria PSRS. [...]
Febbraio 28, 2026Nella mattinata del 26 febbraio 2025, Sua Santità Papa Leone XIV ha nominato Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Francesco Antonio Soddu come Arcivescovo Metropolita di Sassari, trasferendolo dalla Diocesi di Terni-Narni-Amelia. La comunità del Pontificio Seminario Regionale Sardo del Sacro Cuore di Gesù, in cui Mons. Soddu si è formato per il Ministero Presbiterale e ha servito come Vicerettore, accoglie con gioia la nomina del nuovo Pastore della Chiesa turritana e ringrazia il Signore per il dono di questo ministero. Al nuovo Arcivescovo rivolge assicura la preghiera e l’augurio di un fecondo ministero episcopale. di Segreteria PSRS. [...]

Centenario

La fondazione e i primi anni

Il Pontificio Seminario Regionale Sardo, intitolato al Sacro Cuore di Gesù, nasce a Cuglieri (OR), nella Diocesi di Bosa, nel 1927. In seguito a un desiderio emerso durante il Concilio Plenario Sardo del 1924, il Papa Pio XI con la Costituzione Apostolica Nostrarum partem del 5 agosto 1927, decretò la fondazione di un unico Seminario Maggiore con annessa la Facoltà di Teologia. Il Seminario e la Facoltà furono affidati alla direzione dei Padri della Compagnia di Gesù (Gesuiti), ponendoli sotto il controllo diretto della Santa Sede tramite la Congregazione dei Seminari.