La caratteristica del nostro Seminario è data dalla regionalità: la ricchezza delle diverse esperienze vissute, la fede e la fecondità delle nostre comunità di origine, fanno del Seminario Regionale un bel mosaico, dove immagini e colori definiscono la ricchezza di un popolo che ha una storia e una tradizione radicata negli albori della Chiesa nascente, e costellata dal profumo dei tanti santi martiri, che hanno dato la vita per il Vangelo e per l’edificazione del Regno di Dio.
Il rettore
don Riccardo Pinna

Novità dalla Comunità del PSRS

Gennaio 16, 2026Da ottobre a novembre ho svolto la mia esperienza pastorale legata al terzo anno di seminario a Bruxelles, in un Paese, il Belgio, fortemente secolarizzato, dove la fede cristiana, seppur avendo segnato significativamente la storia del Paese sembra essere solo un ricordo estraneo alla vita quotidiana. Ma allo stesso tempo, in un mondo globalizzato, dove è presente la “Bolla Europea”, matrice spesso di individualismo (nonostante la parola più comune sia “networking”) e dove gli uomini rincorrono la propria carriera, tanti momenti e persone mi hanno rinforzato nella convinzione che la Grazia possa ancora irrompere. Per questo possiamo parlare di “Babele e Pentecoste”: dove gli uomini sognano sistemi perfetti e autosufficienti e sembrano non comunicare fra loro, lo Spirito ancora agisce e unisce. La mia quotidianità, scandita fra la vita nella comunità dei Gesuiti da tutta Europa e la Comunità italiana dove svolgevo il servizio pastorale, era segnata da un desiderio, in particolare dei sacerdoti incontrati, di costruire e servire la Chiesa là dove c’era più bisogno. L’incontro con don Claudio, a guida della Comunità italiana, coi padri Gesuiti, con gli altri sacerdoti italiani, coi miei colleghi del JESC (Jesuit European Social Center) e del Foyer Catholique Europeen e con tanti fedeli mi ha testimoniato la necessità di una fede vissuta comunitariamente, capace di sostenere e incidere nel lavoro e in ogni aspetto della vita. La vita coi padri mi ha mostrato una serena e profonda unità fra di loro e una bella familiarità con me, segno di un grande desiderio di collaborare alla Sua Gloria. Il lavoro al JESC e al Foyer e gli incontri fatti son stati una conferma nella necessità che la fede giudichi ed entri in ogni aspetto della vita, dal cambiamento climatico al sostegno agli emarginati. E l’incontro con don Claudio è stata la chiara testimonianza di un sacerdozio unito e indomito, pronto a donarsi nell’appartenenza alla Chiesa dove è necessario: ne è frutto la comunità italiana, assetata di incontrare Chi compie la vita. E come dimenticare gli altri sacerdoti italiani incontrati e le comunità a loro affidate: chiaro segno di una fedeltà della Chiesa agli uomini, nelle situazioni dove essi sono. É la gratitudine la costante dei mesi che ho vissuto in Belgio: un tempo di immersione nelle dinamiche sociali e politiche del nostro Continente,  un luogo in cui la fede e il sacerdozio son chiamati a esser presenti, ad abitarle, trasformarle, giudicarle e renderle feconde.   di Sem. Giacomo Pisano. [...]
Gennaio 12, 2026A partire dal 3 novembre ho vissuto un’esperienza intensa e trasformativa all’interno della comunità di recupero dalla tossicodipendenza di S’Aspru, guidata da Padre Salvatore Morittu e Padre Stefano Gennari, frati francescani, insieme a un gruppo di volontari e operatori che ogni giorno condividono tempo, competenze e presenza. Fin dal mio arrivo sono stato immerso completamente nella vita quotidiana della comunità, lasciandomi coinvolgere dal ritmo e dalla concretezza delle giornate dei ragazzi. Una quotidianità fatta di lavoro, responsabilità e relazioni, in cui ciascuno opera nei diversi settori: pulizia e cura degli animali, falegnameria, cucina, lavanderia. Ogni ambito non è solo un luogo di attività pratica, ma uno spazio di crescita, di ascolto e di formazione personale. Le prime settimane le ho trascorse nel settore degli animali, dove il contatto diretto con la vita, la fatica e la cura ha rappresentato un primo passo dentro una dimensione concreta, vera. Successivamente sono passato alla falegnameria; in ogni esperienza mi sono lasciato guidare dai ragazzi stessi, dal loro modo di fare, frutto di un percorso paziente di ascolto, di errori, di tentativi e di messa in gioco quotidiana. In loro ho riconosciuto che nel tempo della formazione e del lavoro condiviso non insegnano solo tecniche, ma un atteggiamento: la capacità di stare nel presente, di accogliere i propri limiti, di trasformare la materia il legno, il tempo, la propria storia in qualcosa di nuovo. Le giornate a S’Aspru non sono riempite soltanto dal lavoro. Ogni momento porta con sé un’occasione di apprendimento e di ricerca interiore. I ragazzi sono costantemente invitati a guardarsi dentro, a interrogarsi su ciò che stanno davvero cercando, a riconoscere le proprie capacità e a riscoprire un desiderio autentico di vita. Un cammino che mira non semplicemente al cambiamento, ma alla possibilità di realizzare qualcosa di straordinario, in profondo contrasto con la vita di prima. Questi tempi, che scandiscono il vivere comune, sono diventati pian piano anche i miei. Averli condivisi mi ha permesso un continuo e profondo percepire una sorta di dolce resa a ciò che conta davvero. Una resa che non è rinuncia, ma affidamento a un tempo più lento, a relazioni vere, a un’essenzialità che restituisce senso. S’Aspru, si è rivelato a me come uno spazioi in cui il lavoro, la fraternità e il silenzio diventano strumenti concreti di rinascita per chi vi abita e per chi, come me, ha scelto di camminarvi accanto.   di Sem. Mario Fresu. [...]
Gennaio 12, 2026Nel contesto della prima parte del terzo anno pastorale, previsto dalla nuova Ratio Nationalis della Conferenza Episcopale Italiana, ho trascorso due mesi come seminarista al Sermig di Torino, presso l’Arsenale della Pace. Situato tra Borgo Dora e Barriera di Milano, quartieri segnati da fragilità sociali ma anche da grande vitalità, l’Arsenale rappresenta una risposta concreta alle ferite del territorio. Insieme ad altri tre seminaristi provenienti da diverse diocesi italiane e a un gruppo di giovani presenti in Arsenale, ho condiviso la vita quotidiana, il servizio e la preghiera. L’esperienza è stata accompagnata dalla presenza della Fraternità della Speranza, la comunità religiosa che anima l’Arsenale della Pace, e ha assunto i tratti di una vera conversione missionaria: la preghiera, cuore dell’Arsenale, ha sostenuto ogni attività e orientato l’incontro con persone segnate da povertà e solitudine, restituendo senso e speranza al servizio quotidiano. Questi due mesi si sono rivelati una scuola di umanità e di discernimento vocazionale, aiutandomi a comprendere come il ministero presbiterale non possa prescindere dalla prossimità, dall’ascolto e dalla condivisione. L’Arsenale della Pace ha dato forma concreta a quanto la Ratio indica come essenziale nel cammino formativo: una vocazione che nasce dall’incontro e si nutre di carità vissuta.   di Sem. Michele Fanunza. [...]
Gennaio 12, 2026Come previsto dalla Ratio Nationalis, il 20 ottobre ha avuto inizio per me un periodo di tre mesi di formazione presso il Santuario Pontificio di Loreto, un luogo fortemente segnato dalla presenza della Santa Casa di Nazareth, memoria concreta dell’Incarnazione e della Sacra Famiglia. In essa, infatti, si custodisce il “sì” della Vergine Maria, pronunciato non in un contesto straordinario, ma all’interno di una vita ordinaria, familiare.  Il servizio svolto accanto alle famiglie dell’associazione “Casa di Maria” mi ha permesso di sperimentare come l’accoglienza e la cura dei pellegrini rendano visibile una Chiesa che si fa casa, capace di attenzione e di prossimità. La collaborazione con alcuni frati Cappuccini, in particolare nel servizio liturgico, hanno reso evidente come le relazioni autentiche diventino luogo privilegiato di comunione ecclesiale. Allo stesso modo, l’incontro con la comunità “Papa Giovanni XXIII” – con Maria Grazia e Fabrizio, che guidano la casa, e con Patrick, Denise, Vincenzo, Siponta e Monica – mi ha insegnato che la vita è ben spesa se si impara ad amare e questo è possibile solo se si è amati. La quotidianità vissuta con l’Arcivescovo di Loreto, mons. Fabio Dal Cin, con il Vicario Generale, mons. Alessandro Bonetti, e con don Flaviano ha testimoniato concretamente la bellezza della vita sacerdotale, nella sua umanità, nella fedeltà quotidiana a quel sì innanzitutto di Dio e nella disponibilità a fare di sé una casa aperta per gli altri. Sono arrivato a Loreto, alla Santa Casa, come un pellegrino tra tanti, con il tempo, però, quelle tre mura sante sono diventate Casa anche per me. La profonda gratitudine che accompagna questi mesi è il segno che il santuario non è solo un luogo da visitare, ma una realtà viva, capace di esprimere una Chiesa che accoglie e si fa casa per tutti.   di Sem. Alberto Caocci. [...]
Novembre 19, 2025La Chiesa, nel mese di Ottobre, ci ha invitato a riflettere sulla missione universale di ogni battezzato che è quella di vivere e testimoniare il Vangelo nella propria vita, in cammino verso la santità. È qualcosa che certamente ci riguarda tutti come cristiani. Ma in modo particolare tocca quegli uomini e quelle donne che hanno scelto di mettere a servizio la propria vita per la causa della Missione evangelizzatrice. È specialmente verso questi, e verso le realtà in cui operano in tutto il mondo, che la comunità del Seminario Regionale, su iniziativa del G.A.M.I.S., ha dedicato alcuni momenti di incontro e preghiera durante lo scorso mese. La messa di apertura del mese missionario è stata presieduta da Don Carlo Rotondo dell’Arcidiocesi di Cagliari e missionario Fidei Donum in Tanzania, che ha condiviso con noi la sua gioia nel ministero sacerdotale e il suo entusiasmo per la missione. Il 17 ottobre abbiamo vissuto nella parrocchia del Santissimo Redentore a Monserrato la veglia diocesana missionaria, presieduta da S.E.R. Mons. Giuseppe Baturi, durante la quale tre seminaristi Alberto Caocci, Michele Fanunza e Giacomo Pisano (dell’Arcidiocesi di Cagliari) hanno ricevuto il mandato dell' arcivescovo per svolgere l’esperienza missionaria del terzo anno, a cui si unisce anche Mario Fresu (diocesi di Ozieri) che a partire dal mese di gennaio 2026 vivranno per un tempo prolungato nella missione di Mbeya con don Carlo.   Un altro appuntamento, ormai tradizionale per tutta la comunità, è la preghiera del rosario per le missioni. Pregato in diverse lingue ci aiuta a riconoscere come la preghiera, in quanto espressione della fede, può unire in armonia popoli anche molto diversi e distanti tra loro. L’incontro con Don Francesco Meloni, sacerdote dell’Arcidiocesi di Sassari e missionario Fidei Donum in Madagascar, e la celebrazione dell’Eucarestia hanno segnato la chiusura del mese missionario. Alcuni momenti significativi in cui tutti ci siamo messi in gioco in prima persona, se non altro perché, tra coloro che partiranno ci sono compagni e amici, storie condivise che un po’ ci dispiace dover temporaneamente sospendere, ma sempre consapevoli che al loro rientro arricchiranno notevolmente la comunità del nostro seminario. A loro un grande augurio e tutto il nostro sostegno nella preghiera.   di Sem. Nicola Norìo. [...]

Centenario

La fondazione e i primi anni

Il Pontificio Seminario Regionale Sardo, intitolato al Sacro Cuore di Gesù, nasce a Cuglieri (OR), nella Diocesi di Bosa, nel 1927. In seguito a un desiderio emerso durante il Concilio Plenario Sardo del 1924, il Papa Pio XI con la Costituzione Apostolica Nostrarum partem del 5 agosto 1927, decretò la fondazione di un unico Seminario Maggiore con annessa la Facoltà di Teologia. Il Seminario e la Facoltà furono affidati alla direzione dei Padri della Compagnia di Gesù (Gesuiti), ponendoli sotto il controllo diretto della Santa Sede tramite la Congregazione dei Seminari.