Da ottobre a novembre ho svolto la mia esperienza pastorale legata al terzo anno di seminario a Bruxelles, in un Paese, il Belgio, fortemente secolarizzato, dove la fede cristiana, seppur avendo segnato significativamente la storia del Paese sembra essere solo un ricordo estraneo alla vita quotidiana. Ma allo stesso tempo, in un mondo globalizzato, dove è presente la “Bolla Europea”, matrice spesso di individualismo (nonostante la parola più comune sia “networking”) e dove gli uomini rincorrono la propria carriera, tanti momenti e persone mi hanno rinforzato nella convinzione che la Grazia possa ancora irrompere. Per questo possiamo parlare di “Babele e Pentecoste”: dove gli uomini sognano sistemi perfetti e autosufficienti e sembrano non comunicare fra loro, lo Spirito ancora agisce e unisce. La mia quotidianità, scandita fra la vita nella comunità dei Gesuiti da tutta Europa e la Comunità italiana dove svolgevo il servizio pastorale, era segnata da un desiderio, in particolare dei sacerdoti incontrati, di costruire e servire la Chiesa là dove c’era più bisogno. L’incontro con don Claudio, a guida della Comunità italiana, coi padri Gesuiti, con gli altri sacerdoti italiani, coi miei colleghi del JESC (Jesuit European Social Center) e del Foyer Catholique Europeen e con tanti fedeli mi ha testimoniato la necessità di una fede vissuta comunitariamente, capace di sostenere e incidere nel lavoro e in ogni aspetto della vita. La vita coi padri mi ha mostrato una serena e profonda unità fra di loro e una bella familiarità con me, segno di un grande desiderio di collaborare alla Sua Gloria. Il lavoro al JESC e al Foyer e gli incontri fatti son stati una conferma nella necessità che la fede giudichi ed entri in ogni aspetto della vita, dal cambiamento climatico al sostegno agli emarginati. E l’incontro con don Claudio è stata la chiara testimonianza di un sacerdozio unito e indomito, pronto a donarsi nell’appartenenza alla Chiesa dove è necessario: ne è frutto la comunità italiana, assetata di incontrare Chi compie la vita. E come dimenticare gli altri sacerdoti italiani incontrati e le comunità a loro affidate: chiaro segno di una fedeltà della Chiesa agli uomini, nelle situazioni dove essi sono. É la gratitudine la costante dei mesi che ho vissuto in Belgio: un tempo di immersione nelle dinamiche sociali e politiche del nostro Continente, un luogo in cui la fede e il sacerdozio son chiamati a esser presenti, ad abitarle, trasformarle, giudicarle e renderle feconde.
di Sem. Giacomo Pisano.