Loreto: una Chiesa che accoglie e si fa casa. L’esperienza del seminarista Alberto Caocci, terzo anno, dell’Arcidiocesi di Cagliari.

Come previsto dalla Ratio Nationalis, il 20 ottobre ha avuto inizio per me un periodo di tre mesi di formazione presso il Santuario Pontificio di Loreto, un luogo fortemente segnato dalla presenza della Santa Casa di Nazareth, memoria concreta dell’Incarnazione e della Sacra Famiglia. In essa, infatti, si custodisce il “sì” della Vergine Maria, pronunciato non in un contesto straordinario, ma all’interno di una vita ordinaria, familiare.  Il servizio svolto accanto alle famiglie dell’associazione “Casa di Maria” mi ha permesso di sperimentare come l’accoglienza e la cura dei pellegrini rendano visibile una Chiesa che si fa casa, capace di attenzione e di prossimità. La collaborazione con alcuni frati Cappuccini, in particolare nel servizio liturgico, hanno reso evidente come le relazioni autentiche diventino luogo privilegiato di comunione ecclesiale. Allo stesso modo, l’incontro con la comunità “Papa Giovanni XXIII” – con Maria Grazia e Fabrizio, che guidano la casa, e con Patrick, Denise, Vincenzo, Siponta e Monica – mi ha insegnato che la vita è ben spesa se si impara ad amare e questo è possibile solo se si è amati. La quotidianità vissuta con l’Arcivescovo di Loreto, mons. Fabio Dal Cin, con il Vicario Generale, mons. Alessandro Bonetti, e con don Flaviano ha testimoniato concretamente la bellezza della vita sacerdotale, nella sua umanità, nella fedeltà quotidiana a quel sì innanzitutto di Dio e nella disponibilità a fare di sé una casa aperta per gli altri. Sono arrivato a Loreto, alla Santa Casa, come un pellegrino tra tanti, con il tempo, però, quelle tre mura sante sono diventate Casa anche per me. La profonda gratitudine che accompagna questi mesi è il segno che il santuario non è solo un luogo da visitare, ma una realtà viva, capace di esprimere una Chiesa che accoglie e si fa casa per tutti.

 

di Sem. Alberto Caocci.