«Tumsifu Yesu Kristo!»: così si salutano i cattolici in lingua swahili.
Non è soltanto un saluto, ma l’espressione concreta di una fede che permea profondamente la vita quotidiana dei cristiani in Tanzania.
È proprio in questa porzione della Chiesa africana che noi seminaristi del terzo anno abbiamo vissuto la seconda tappa del nostro anno formativo: tre mesi di esperienza missionaria nel cuore della savana, a Pawaga, nella regione di Iringa. La missione, affidata alla Famiglia Missionaria della Consolata, nella quale opera don Carlo Rotondo, fidei donum dell’Arcidiocesi di Cagliari, raggiunge diciotto villaggi disseminati nella vallata.
Le distanze sono grandi, le strade di terra spesso dissestate, il caldo intenso. Eppure, ciò che prevale su ogni fatica è la gioia delle persone: un’accoglienza semplice e sincera, mai scontata, capace di far sentire chiunque a casa. Le comunità che abbiamo incontrato vivono una fede intensa e profondamente radicata, che si manifesta nella partecipazione viva alla vita ecclesiale.
L’impatto con questa realtà è stato forte: chiese gremite di fedeli di ogni età, liturgie animate da canti e balli che, pur nella loro semplicità, colmano il cuore di bellezza e aprono spontaneamente alla preghiera; comunità capaci di accogliere con una naturalezza disarmante.
Abbiamo visitato scuole e ospedali, ammirato con stupore il creato in una natura ancora incontaminata, e anche trascorso alcuni giorni a Mbeya, dove opera Giada, consacrata Ordo Virginum dell’Arcidiocesi di Cagliari, che vive il proprio servizio nella carità di Cristo accanto ai più piccoli e poveri della città, i ragazzi di strada, ai quali offre cibo e una casa dove sentirsi amati e accolti.
Questa esperienza ha lasciato in noi un segno profondo e continua ancora oggi a interrogare il nostro cammino umano e spirituale. Tornati nelle nostre comunità, sentiamo che quanto abbiamo vissuto non può rimanere soltanto un ricordo custodito nel cuore, ma chiede di tradursi in testimonianza concreta e in uno sguardo nuovo sulla vita della Chiesa.
L’esperienza di Pawaga ci ha fatto comprendere con maggiore chiarezza che la missione non riguarda soltanto alcuni “luoghi lontani” o vocazioni particolari, ma nasce dal Battesimo e appartiene a ogni cristiano. Ovunque ci troviamo, siamo chiamati a rendere visibile il Vangelo nella quotidianità, attraverso la carità, la fraternità e la gioia della fede. E forse il dono più grande ricevuto da questa terra è proprio la riscoperta di una Chiesa viva e missionaria, che continua a ricordarci come l’annuncio del Vangelo inizi sempre da una vita trasformata dall’incontro con Cristo.
di Sem. Michele Fanunza.