Nei giorni dal 6 all’8 marzo la comunità del Seminario Regionale, insieme ai giovani della Propedeutica, ha vissuto alcuni giorni di fraternità e di conoscenza del territorio della nostra Regione. Il viaggio comunitario si inserisce nel percorso di scoperta delle diocesi sarde avviato negli ultimi anni.
Nonostante il tempo poco favorevole, il gruppo si è messo in cammino verso il sito archeologico di Santa Cristina, in agro di Paulilatino. Qui è stato possibile visitare il santuario nuragico, legato al culto delle acque, accanto al novenario cristiano con la chiesa di origine medievale e i caratteristici muristenes, segno di una continuità di fede e devozione nel tempo.
Successivamente la visita è proseguita presso il nuraghe Losa di Abbasanta, significativo esempio di architettura nuragica ben conservata.
Proseguendo il cammino, la comunità ha raggiunto il borgo di Zuri, dove è stata visitata la chiesa di San Pietro, edificio romanico-gotico traslato pietra per pietra dall’alveo dell’attuale bacino dell’Omodeo dopo la realizzazione dell’invaso attuale.
Attraversando il territorio del Guilcier e del Barigadu, il gruppo ha raggiunto Sorradile, visitando la chiesa di San Sebastiano. L’incontro con il parroco, don Antonello Cattide, ha offerto uno sguardo concreto sulla vita pastorale nelle comunità locali e sulle sfide del ministero in contesti sempre più ampi e articolati.
Il giorno seguente, dopo aver celebrato l’Eucaristia, la comunità si è recata a Cabras, visitando il museo archeologico con le statue di Mont’e Prama e il sito di Tharros, antica città affacciata sul Mediterraneo.
Nel pomeriggio si è raggiunta Oristano, dove sono stati visitati la Cattedrale e il Museo diocesano, accompagnati dal parroco e dai suoi collaboratori.
Particolarmente significativo è stato l’incontro con le monache di clausura delle Servidoras, Serve del Signore e della Vergine di Matarà. La loro testimonianza di vita contemplativa e di preghiera, con una speciale attenzione per i sacerdoti, ha rappresentato un momento di grande valore per tutta la comunità.
Sulla via del rientro, la sosta a Santa Giusta ha permesso di visitare la basilica romanica, esempio significativo di architettura medievale in Sardegna, e di approfondirne alcuni aspetti storici e artistici grazie alla guida di Stefano Mele, docente di Bioetica e studioso. Una cappella laterale ospita due opere di Salvatore Garau: una grande tela tratta dalla serie “Pala d’altare per questo e altri pianeti” del 2018 e un’opera immateriale del 2023 dal titolo “Volto di Dio”, inserita nel percorso artistico sviluppato dall’autore negli ultimi anni.
Sono stati giorni intensi e ricchi di incontri, che hanno offerto l’opportunità di conoscere più da vicino la realtà ecclesiale del territorio e di riflettere sulle sfide e le risorse delle comunità locali. Un’esperienza che ha contribuito a sostenere il cammino formativo, aiutando a maturare uno sguardo più attento e partecipe sulla vita della Chiesa in Sardegna.
di Sem. Nicola Norio e Gruppo Cultura e Comunicazione.